Stanotte ho sognato che dovevo partire per Manchester, per due giorni di meeting lavorativo (che palle: odio viaggiare per lavoro. E'così stancante: taxi, attese in aeroporto, dormite in hotel, cefalee dovute allo sforzo di capire l'inglese e ancora attese bagagli, disfare la valigia).
Ma come fanno quelli che devono spostarsi una-due volte la settimana??
Comunque, per ritornare al sogno (sto divagando troppo), ricordo che non riuscivo come al solito a concludere i preparativi in tempo per la partenza, tanto che un'ora prima del volo ero ancora a casa.
Sento ancora il senso di angoscia e la preoccupazione di perdere l'aereo, le corse in macchina e a piedi e come tutte le volte, il sogno che si interrompe proprio all'arrivo al check in.
Ce l'avrei fatta o mi avrebbero detto: 'mi dispiace, è appena decollato'.
Questo è lo stadard dei sogni che faccio.
Le varianti sono:
-difficoltà nel fare una telefonata,
-pile di lavori che si accumulano sulla scrivania,
-incidenti stradali sulla A4 in cui sono spettatrice di grovigli di macchine, pezzi di cadaveri sparsi sull'asfalto.
Ma perchè non faccio sogni normali?
Ovvero, perchè non faccio incubi spaventosi o sogni fantasiosi assolutamente irreali?
Sono così monotoni i miei sogni. Ricalcano così tanto la quotidianeità.
Recentemente sto seguendo un corso di training autogeno, una volta alla settimana.
L'insegnante (un emerito testa di cazzo) continua a dire che dobbiamo sforzarci di ricordare i sogni, ma il mio problema è l'inverso: vorrei dimenticarli al risveglio ed invece ogni mattina ricordo tutto.
Qual'è l'utilità se si compiono le stesse azioni che si fanno durante la giornata?
sabato 14 aprile 2007
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